nov
18
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novembre 18, 2007

Questa, dunque, è una risorsa preziosa. Ma, per secoli, l’uomo ha preferito considerarla come un handicap e una sfida, accanto ad altre perenni come la fame, la miseria, la malattia, il dolore e la morte. Perciò, per compensare la fiacca del proprio corpo, nel lungo periodo che va dalla Mesopotamia alla Roma imperiale, l’uomo si è fatto prestare la velocità dal cavallo, dalla ruota e dalle carrozze. Dopo di che, per alcuni secoli, la rapidità non ha fatto altri progressi. Tra Giulio Cesare e Napoleone intercorrono 1800 anni eppure, se avessero voluto coprire la distanza tra Parigi e Roma, entrambi avrebbero impegato più di una settimana. Tra Napoleone e i giorni nostri passano solo due secoli eppure a noi, per coprire la stessa distanza, bastano appena due ore. Cosa è successo in questi duecento anni che oggi, a ritroso, chiamiamo “società industriale”?
E’ accaduto che, a differenza dei Greci e dei Romani, noi ci siamo concentrati sulla tecnologia, realizzando un progresso senza precendenti: nel 1903 siamo riusciti a volare per pochi metri; solo cinquant’anni più tardi siamo stati capaci di girare intorno al pianeta, in un satellite artificiale. La società industriale, che ha dominato nell’Ottocento e nel Novecento, puntava tutte le sue carte sulla velocità: spostarsi più in fretta con le automobili e le metropolitane; produrre più rapidamente con le catene di montaggio; consumare in un minuto nei McDonald’s, fissare gli appuntamenti a intervalli sempre più brevi fino a vivere nell’ansia continua di arrivare in ritardo. Come diceva Ennio Flaiano, nelle ore di punta era impossibile persino l’adulterio. Per preparare i bambini ai ritmi infernali degli adulti, fin da piccoli erano sottoposti a una precoce girandola di minuziosi impegni tra scuola, palestra, piscina, cinema e scout. La quantità finiva per prevalere sulla qualità, la pratica sull’estetica, la vita collettiva su quella privata, la razionalità sull’emotività…..
nov
11
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novembre 11, 2007

Lui…
Bello come il sole…
Si presenta al primo appuntamento con la ritmo rossa
I cuscini dietro il parabrezza posteriore…
Cuscini tigrati…ovviamente
Esce dall’ auto bello più del sole…
Felpa in simil acetato modello piero scamarcio (che non è riccardino 3 metri sopra il cielo…i baresi sanno chi è!)
Croce in petto 14 cm x 7…
Fra i peli ovviamente…
Ciabatte in legno e fibbia in pelle e acciaio…
Le mitiche “chianidd d tauue”
Calzini in spugna bianca
Unghia del mignolo non tagliata utile per pulizia naso orecchie ed ogni qualsivoglia buco…
Capello corto olioso con codino posteriore…
Canzoni di gianni celeste a tutto volume e la busta degli allievi in mano…
nov
03
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novembre 3, 2007
Monopoli, 2/11/2007
convento di San Francesco da Paola

Per me l’esperienza scout è sempre stata al primo ordine di importanza. Quando ero lupetto, in un altro gruppo, vedevo tutto come un gran bel gioco che si poteva fare sempre, in ogni momento senza rischiare rimproveri, perché quel gioco consisteva nel rispettare la legge del lupetto e nel mettere in pratica tutte le belle storie che raccontava akela dalla rupe…
Poi quando entrai nel reparto antares iniziai a comprendere le varie sfaccettature dell’avventura scout. Scoprii la complicata, e a volte, scontrosa vita di squadriglia con le sue mille difficoltà e altrettante soddisfazioni. Non potrò mai dimenticare l’esperienza da novizio in cui il caposquadriglia rappresentava una sorta di chioccia a cui in ogni momento rivolgersi per trovare anche una semplice parola, non necessariamente di conforto, ma sicuramente fondamentale. E in effetti questo rapporto, almeno con il mio caposquadriglia è restato tale…
Poi sono cresciuto e anche per me è giunto il momento di farmi carico di responsabilità e anche in questo momento sono cresciuto scoprendo i miei limiti e cercando di superarli per essere di aiuto anche agli altri. Nella mia vita questi capitoli saranno sempre basilari e indimenticabili.
Una definizione invece che posso dare senza esagerazioni dell’esperienza in clan è “eccezionale”. La vita e i valori forti del clan sono stati sempre presenti nei momenti del bisogno. Non nego che è stata in ogni caso un’esperienza difficile, che in alcuni casi ha saputo mettermi in crisi, ma che sicuramente mi ha formato sotto ogni punto di vista. Oggi mi sento grande, mi sento quel tanto agognato uomo della partenza, mi sento in grado di tuffarmi nel mare del mondo senza timore di affogare o perdermi. Ho fatto miei dei principi che all’inizio credevo solo facile utopia. Invece oggi so che il servizio, la fede, la comunità e la strada sono cose reali, che ho provato sulla mia pelle e che ho condiviso con questa comunità che tale rimarrà sempre per me. Era in effetti troppo facile liquidare il servizio come l’aiuto verso il prossimo, oggi rappresenta invece un punto fermo della mia vita di tutti i giorni, un modo per dare un senso alla strada che si percorre arricchendola di speranze migliori per il futuro. Ricordo il primo anno da novizio in clan quando vedevo il mio rapporto con la fede come uno scontro tra titani senza via di risoluzione, e invece semplicemente non potevo mai sapere che esperienze incredibilmente forti mi avrebbero aperto simili orizzonti di fede riuscendo a coniugare l’atto stesso di fede con la mia vita quotidiana.
Molti mi stanno chiedendo perché ho preso la decisione di non continuare la vita associativa…. A parte i motivi prettamente pratici (vedi studio…) c’è un altro motivo, che poi in realtà non è un vero e proprio motivo ma bensì rappresenterà ciò che non mi farà sentire la mancanza dell’associazione. Ormai sono pienamente convinto che innanzi tutto scout lo si è dentro di se, sono sicuro che se potessi leggere sul mio cuore ci troverei scritto con vernice indelebile “SCOUT” e non sarà quindi il mio abbandono dell’associazione a cambiarmi. Da quello che ho vissuto posso solo partire e mi piace terribilmente l’idea di dover cercare e costruire strade nuove partendo da questa che oggi è arrivata all’ultimo kilometro. Per me non è vero che tutte le strade portano a Roma, per me ogni strada mi porterà sempre a confrontarmi con questa ed è per questo che sono sicuro che non mi smarrirò mai.
È inutile che cerco di ringraziare tutti perché tanto lo sapete che vi voglio a tutti bene e poi questo non è un addio, è solo un molto più bello buona strada.
Francesco